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Sampdoria, il futuro è un’ipotesi

“Non so, amici blucerchiati, quanti di voi avrebbero saputo scrivere una sceneggiatura più appassionante di questo finale di campionato, a  dimostrazione di quanto la realtà sappia superare la più astrusa delle fantasie, ricordo per singoli punti lo scenario di partenza.”

Così, un articolo di Giuseppe Viscardi.
Non sarei certamente stato in grado di dare al mio articolo un input più reale di quanto sopra ed è da questo eccezionale inizio che racconto i dolori, le speranze e infine “un premio che era follia sperar” (Manzoni, V Maggio) di noi sampdoriani. Perché mi definisco blucerchiato della prima ora? Perché a poche ore dalla seconda assemblea che aveva sancito la nascita della Sampdoria, l’amico Gino, figlio di Contardo Stegani, custode della palestra della Sampierdarenese, location, dove era avvenuto l’evento, che si trovava lì per vendere qualche bibita e quel poco che si trovava allora, aveva bussato alla mia porta mostrandomi tutto invexendato, uno scudetto che aveva fatto lui stesso colorato di blu, cerchiato dalla banda rossonera in campo bianco, l’unico colore che le maglie di Andrea Doria e la Sampierdarenese avevano in comune, perciò quel connubio di colori diede la vita alla maglia giudicata ufficialmente da una giuria internazionale, la più bella del mondo che, appunto, al loro apparire mi attanagliarono il cuore dove presero dimora stabile.

Inizia il campionato con mister D’Aversa alla guida di una Samp, che oltre a Jankto non è riuscita a vendere nessun altro, per questo motivo il presidente licenzia il dt Osti… arriva il bomber Caputo (mastro birraio) che alla fine manterrà la promessa di finire in doppia cifra di gol realizzati. Inizio non male. D’Aversa alla fine del girone d’andata ha fatto i punti che se li avesse ripetuti in quello di ritorno, col senno di poi, sarebbero bastati per la salvezza, però perde le prime tre partite della seconda parte, nel frattempo il parvenu Ferrero finisce al gabbio, Marco Lanna protagonista della Samp d’oro, assume la presidenza, rientra Osti che coadiuva Faggiano nel mercato di riparazione, qualche acquisto, in primis Sabiri viene azzeccato, alcuni altri no e subentra mister Giampaolo che non fa meglio del predecessore.

Si arriva allo sprint finale, il Doria mantiene cinque punti di vantaggio sulle destinate alla retrocessione, perché da alcuni turni le retrocedendi, a eccezione della Salernitana, giocano a chi fa meno punti, Samp e Spezia comprese.

Si giunge alla penultima di campionato, la Doria giocherà il lunedì sera ed è così che nel dopo cena si ritrova salva per demeriti altrui: sconfitta casalinga del Cagliari contro l’Inter e del Genoa a Napoli, così che alle diciotto e trenta de la tarde di lunedì 13 maggio, i blucerchiati sciorinano una partita contro la Fiorentina che si gioca un posto in Europa, degna dei meravigliosi tempi del presidentissimo Paolo Mantovani, che nella quasi totalità dei componenti la magica rosa d’allora, sono al Ferraris, in uno stadio straripante di bandiere.

È bello essere tifosi? Penso proprio di no e ben lo sanno coloro che a differenza di noi doriani stanno patendo l’identica sofferenza che ci è appartenuta nel corso di tutto il campionato e che è finita soltanto domenica scorsa.

Guido Pallotti

 

 

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