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Vittorio De Scalzi, il ricordo di Laura Monferdini (ViadelCampo29 rosso) a due mesi dalla scomparsa

Un ricordo di Vittorio De Scalzi

Parlare di Vittorio De Scalzi non è affatto facile, in primis perché per molti di noi era un amico oltre che un artista straordinario, un musicista che ha spaziato tra i generi musicali più diversi, dal pop al rock, al prog, fino alla canzone d’autore e a quella dialettale.

Le emozioni tradiscono perché la scomparsa di Vittorio, ha lasciato tutti senza parole e con dolore che portiamo addosso come un fardello pesante.

In oltre 50 anni di carriera, per lui che ci ha lasciato il 24 luglio scorso, le nostre vite continuano a scorrere sulle note di brani come “Quella carezza della sera”, “Aldebaran” “Signore io sono Irish” quest’ultimo tratto da quel concept album che ha scritto la storia della musica italiana “Senza orario e senza bandiera” dove i New Trolls, di cui Vittorio è stato fondatore, si avvalsero della collaborazione di Fabrizio De André e Riccardo Mannerini.

Genovese di nascita, De Scalzi è rimasto indissolubilmente legato alla sua città, un po’ avara se vogliamo essere sinceri, sia con lui che con molti dei suoi artisti ma che ha sempre ispirato tutti con il suo fascino e mantenuto vivo quel legame profondo che ognuno dei nostri artisti ha sempre sentito come un cordone ombelicale da non recidere.

Vittorio, giovane curioso ed intraprendente, fin da ragazzo si mostra interessato alla musica italiana ed internazionale, quella degli anno ’60 per intenderci.

E’ la madre Armanda a far nascere in lui la passione per la musica mentre suo padre Gianni, titolare sia dei Bagni Lido in Corso Italia che del rinomato ristorante “Da Gianni” a Sturla, che aveva un incredibile fiuto per il talento artistico, lo incoraggia e sostiene fin dagli esordi.

Memorabile il racconto di Vittorio sul suo primo approccio con Faber che quasi “stalkerizzava” nelle giornate estive proprio al mare inseguendolo con una delle sue prime chitarre elettriche, rigorosamente in plastica, proponendogli i suoi brani, riscuotendo sempre la simpatia di De André.

Proprio “Da Gianni” prende l’avvio la sua carriera artistica, qui avviene l’incontro con Pino Scarpettini con cui fonda “I Trolls” e proprio nel  locale conosce Luigi Tenco e Gino Paoli, clienti affezionati.

Si dice anche che desiderando un autografo di Luigi e non avendo a disposizione  qualcosa su cui apporre la firma, sia stata utilizzata una pallina da tennis,  che come ripeteva Vittorio, probabilmente era andata perduta in qualche trasloco.

Il ristorante di Gianni De Scalzi era frequentato da molti personaggi assai conosciuti all’epoca, discografici ed artisti ma nell’ambiente genovese all’epoca non era visto di buon occhio che un giovane della media borghesia si dedicasse alla musica, molte furono le resistenza, in primo luogo fu proprio Fabrizio De André ad essere osteggiato dalla famiglia ed anche il mitico Giorgio Calabrese, uno tra i maggiori autori italiani di canzoni.

Fortunatamente l’intuito del padre di Vittorio vince sulla ritrosia e visto il talento del figlio gli spiana la strada aprendo un dialogo con alcuni discografici che frequentavano il suo locale e lui stesso promuovendo la musica del nuovo gruppo nato nel ’67 nella formazione che vedeva insieme: Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Gianni Belleno. Giorgio D’Adamo e Mauro Chiarugi.

Aprire i concerti italiani dei Rolling Stones fu davvero una tappa memorabile nell’affermazione del gruppo.

L’anno successivo con “Un disco per l’estate” il gruppo ottiene un grandissimo successo con il brano “Visioni” e con l’uscita dell’album “Senza orario e senza bandiera”, un capolavoro  la cui genesi aveva avuto come sede proprio il ristorante del padre di Vittorio.

Da quel momento in poi i successi si vanno moltiplicando, dall’uscita del 45 giri “Una miniera” che strizza l’occhio alla musica inglese e nel testo riporta il ricordo di un tragico episodio, quello della di Marcinelle, il disastro della miniera in Belgio in cui perirono molti nostri connazionali.

La “verve” di Vittorio e Nico, li avvicina al prog e li spinge a ricercare nuove sonorità che avranno in “Concerto Grosso” per i New Trolls” composto dal Maestro Luis Bacalov, un apice di gloria dove alla musica barocca si affianca il rock in maniera da rasentare la perfezione e a confermare il successo del gruppo genovese nel panorama internazionale.

Purtroppo le divisioni interne ben presto hanno la meglio e lo scioglimento conseguente della band porta a lunghi anni di scontri, Vittorio avrebbe voluto mantenere il nome del gruppo di cui è stato fondatore ma alcuni cavilli legali glielo impediscono quindi continua la propria carriera artistica dedicandosi a progetti che appaiono incredibili scommesse che ancora una volta le sue capacità consegnano alla storia della musica.

Nascono così i  New Trolls Atomic System con D’Adamo e Tullio De Piscopo, mentre il padre che ha messo in piedi uno studio di registrazione divenuto storico, lo “Studio G”, sostiene il figlio che spazia tra il prog, il rock e il jazz, passando per il dialettale, infatti nomi che sono imprescindibili nel panorama del folk di casa nostra come Franca Lai, I Trilli, passano di lì e Vittorio ci regala quel brano meraviglioso che è “Cómme t’ê bèlla Zêna”  che ancora oggi è uno dei brani che meglio decantano le meraviglie della Superba.

Superati i primi dissidi ecco prendere forma una nuova band che include oltre a Vittorio De Scalzi, Gianni Belleno, Ricky Belloni e Giorgio Usai, questi due ultimi provenienti dalla Nuova Idea e tutti e quattro con la sola defezione di Vittorio, reduci dal mitico, lunghissimo primo tour di Fabrizio De André partito da La Bussola nel marzo del 1975.

Riuniti nella nuova formazione i New Trolls lavorano a “Concerto Grosso n. 2” un disco pop in linea con le nuove tendenze della musica dell’epoca alla quale il gruppo porta un contributo importante.

Intorno alla fine degli anni ’70 arrivano nuovi successi come “Quella carezza della sera”, “Aldebaran”, “Che idea”, “La casa dell’angelo” mentre negli anni ’80 la loro creatività subisce un fermo anche se non mancano pezzi di rilievo come “America ok” (su testo di Mogol) fino a “Faccia di cane”, il cui testo sebbene non sia accreditato è di Fabrizio De André e che la band porta a Sanremo nel 1985.

Purtroppo però l’incanto si spezza nuovamente e sul finire degli anni ’80 il gruppo si scioglie.

Vittorio De Scalzi continua il proprio percorso artistico che lo porterà alla pubblicazione di un disco con il fratello Aldo, un altro genio della musica italiana insieme a Pivio con il quale compongono colonne sonore (due David di Donatello sono tra i premi collezionati da questi nostri concittadini) dedicato alla Sampdoria, la loro squadra del cuore “Il grande cuore della Sud” e a rivedere il repertorio dei New Trolls insieme a quello della grande “scuola” genovese dei cantautori.

Prende vita il progetto che riporta sul palco di Sanremo il grande Umberto Bindi nel 1996 accompagnato dal gruppo orfano di Belleno e Usai, con il brano “Letti” su testo di Renato Zero che purtroppo non ottiene il successo sperato e sarà anche l’ultima pubblica esibzione di Bindi.

Negli anni ‘2000 Vittorio proseguirà la sua attività con una carriera prevalentemente da solista, nasceranno album bellissimi come “Mandilli”, interamente in genovese e “Gli occhi del mondo” (in collaborazione con Marco Ongaro) sui testi delle poesie di Riccardo Mannerini, il poeta amico di De André che De Scalzi conobbe personalmente

Sarà poi la volta dei tour in giro per l’Italia accompagnato da straordinari musicisti come Edmondo Romano per  portare al pubblico uno spettacolo “Il Suonatore Jones” che rivede i testi di Faber con nuovi intensi arrangiamenti.

Successivamente la sua capacità di spaziare da un genere all’altro lo porta a collaborazioni con nuovi artisti emergenti come Zibba e i Renanera.

Vittorio De Scalzi è dunque a buon titolo uno dei massimi esponenti della musica italiana, un artista eclettico, finissimo e geniale dall’umanità straordinaria con quel sorriso che chi scrive porta scolpito nella memoria, di una dolcezza che “rubava il cuore”.

Nel 2019 insieme a molti artisti genovesi tra cui anche il compianto Piero Parodi, il grande Michele, Vittorio insieme al fratello Aldo, furono con noi sul palco di “Parole e Musica di Liguria” a Villa Bombrini, una serata indimenticabile nella quale abbiamo avuto la possibilità di ascoltare il meglio della musica genovese.

Nel 2021 a  De Scalzi  è stato conferito il Premio Tenco alla carriera e non dobbiamo dimenticare che per i 50 anni di attività, Vittorio ebbe un palcoscenico tra i più prestigiosi in Italia, quello del Teatro San Carlo di Napoli; purtroppo a Genova siamo sempre un passo indietro rispetto al resto d’Italia soprattutto nella musica e pensare che i nostri artisti, di ieri e di oggi sono un’eccellenza ed un orgoglio che non ha eguali se non con l’eccezione della ”scuola napoletana”.

Personalmente ho avuto il privilegio, prima come semplice fan e poi come responsabile di viadelcampo29rosso, lo spazio museo di proprietà del Comune di Genova, gestito dalla Cooperativa Solidarietà e Lavoro fin dalla data dell’inaugurazione (25 febbraio 2012) a cui Vittorio era presente, di conoscerlo, frequentarlo e stimarlo come persona generosa e lungimirante, un amico a cui sento di dovere molto e al quale mi legherà sempre un affetto speciale.

Sono stati molti i momenti vissuti insieme per la musica e la nostra città, dalla trasmissioni televisive come “Sereno Variabile”, “Linea Verde”, agli spettacoli in teatro come “Io, Fabrizio e il Ciocorì” da un’idea di Flavio Brighenti, e da ultimo al film di Claudio Cabona “La Nuova Scuola Genovese” e ancora tanti altri.

Prima ancora di registrare il brano in studio, nel corso di una puntata de La Nuova Scuola Genovese di cui sono autori Andrea Podestà ed Eugenio Ripepi, ripresa da noi in viadelcampo29rosso, Vittorio ci regalò un brano che è autentica poesia “L’attesa”.

Non ci sembra ancora vero, Vittorio era e rimarrà una parte di noi, della nostra vita, era una colonna della buona musica, la  storia della nostra città e dell’Italia intera e congedarci da lui, l’idea di non vederlo più su un palco, di ascoltare la sua voce, la gestualità di vederlo imbracciare la sua chitarra, sono immagini che non ci abbandoneranno.

Lo ringraziamo, grati per aver condiviso con noi, generosamente, momenti indimenticabili, e per averci regalato emozioni che porteremo con noi.

Ciao Vittorio, “ti me perdunié u magùn, ma te pensu cuntru su, e u so ben t’ammìi u ma, ‘n po’ ciu au largu du dulù”, credo che questi versi immortali del tuo amico Fabrizio rappresentino in questo momento lo stato d’animo di tutti gli amici che continueranno a volerti bene.”

Laura Monferdini

Responsabile Viadelcampo29rosso

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